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Nel quartier generale di Google c’è un robot. La storia di Robby, l’antenato delle IA

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Valeria Poropat

Che presso il Googleplex, il quartier generale di Google, si faccia la storia questo è innegabile ma che ci fa Robby il robot nei corridoi?

È riemersa, grazie a Search Engine Roundtable, una foto che ritrae Robby il robot. Uno dei primi a quanto pare ad entrare all’interno del grande complesso che ospita gli uffici principali di Google a Mountain View. La struttura del Googleplex è enorme e ospita buona parte di quei dipartimenti che trasformano le idee in device e in funzioni.

Robby è stata una star del cinema, e una sua incarnazione è dentro il campus di Google (foto Youtube/Sci-Fi Punisher) – sos-wp.it

Al momento il campus si estende per circa 190 mila metri quadrati ed è in realtà solo il secondo ufficio più grande di Google. Secondo Wikipedia, quello più grande è quello che si trova sulla Eight Avenue a New York. Ma di certo ciò che c’è all’interno del Googleplex è comunque speciale. Attraverso i social sta rimbalzando questa foto di un oggetto che ha fatto la storia del cinema e che, pensandoci appena un po’ di più, non avrebbe potuto trovare casa migliore che non proprio all’interno del Googleplex. La foto è stata ribattuta da Instagram sul social di Elon Musk dal giornalista Barry Schwarz.

Robby il robot di Google che arriva dallo spazio

La foto ripubblicata sul social di Elon Musk da Schwarz ritrae Robby che sembra accogliere tutti gli eventuali clienti che decidono di entrare nella zona cinema costruita dentro il Googleplex. Alle spalle del robot, nella sua tenuta nero lucido, si possono intravedere i poster da una parte del primo Star Wars e dall’altro di Mrs Doubtfire. Ma di certo è proprio la presenza di Robby a catalizzare l’attenzione. Anche perché a quanto pare si trova ancora lì dopo 10 anni.

Ma perché questo robot dalle evidenti fattezze retro si trova all’interno del Googleplex e soprattutto da dove viene? Su come il robot sia arrivato all’interno degli uffici di Google rimane il mistero ma che si tratti di un oggetto estremamente affascinante questo è fuor di dubbio. Perché la storia di Robby il robot è la storia del primo e più famoso personaggio del cinema di fantascienza. Si tratta infatti del robot apparso nel 1956 nel film Forbidden Planet. Uscito da noi con il titolo equivalente di Il pianeta proibito. La trama è quanto mai lineare anche se si ispira vagamente a un’opera shakespeariana ma la vera star di tutto, oltre Leslie Nielsen e oltre Anne Francis, è stata proprio il robot.

Al punto che, come una star in carne e ossa, Robby è tornato a più riprese anche in altre pellicole come per esempio Gremlins e Looney Tunes Back in Action. La storia di questo robot è poi ovviamente uscita dal cinema e lo si trova addirittura all’interno di un episodio di Colombo e, molto più di recente, in uno di The Big Bang Theory. La presenza di una replica di Robby all’interno del Googleplex non è quindi solo una questione puramente decorativa. Anche perché proprio Robby viene considerato il primo robot della storia del cinema a sottomettersi per intero a quelle famose Tre leggi della robotica postulate da Isaac Asimov all’inizio degli Anni ’40.

Il bisogno sentito dagli sceneggiatori di costruire un robot che rispetti le leggi di Asimov è rimasto fino ai giorni nostri e basta fare una rapida carrellata di film in cui si trovano dei robot per scoprire che proprio grazie alla scelta degli sceneggiatori del Pianeta proibito tutti, come Robby, rispettano la vita umana. Quello che si trova dentro il Googleplex è però solo una replica dato che l’originale oggetto di scena è stato in possesso di un famoso collezionista di memorabilia legati al cinema ed è invece poi passato di mano nel 2017 in quella che è al momento considerata l’asta con il prezzo più alto mai pagato per un oggetto del cinema: il Robby originale è infatti passato di mano per oltre 5 milioni di dollari. E anche se quindi quello che si trova al Googleplex forse è un prodotto secondario, costruito con i pezzi avanzati e tenuti da parte sul set, rimane una presenza affascinante e, chissà, ispiratrice per il robottino verde.

Valeria Poropat

Laureata in traduzione, Valeria adora da sempre la tecnologia in ogni sua forma e in particolare ai modi in cui la tecnologia può aiutare ad avvicinare le persone e stimolare la curiosità.

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