Come ridurre la frequenza di rimbalzo in 8 mosse!

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di Andrea Di Rocco Aggiornato il

Come ridurre la frequenza di rimbalzo

Molti visitatori, specie se sono agli inizi, ci chiedono che cos’è e come ridurre la frequenza di rimbalzo (o bounce rate).

Se non sai di cosa sto parlando, te lo spiego subito.

La frequenza di rimbalzo è la percentuale degli utenti che abbandonano il tuo sito dopo aver aperto una sola pagina.

Quindi, la situazione che si verifica è questa:

  • l’utente effettua una ricerca su Google;
  • trova il tuo articolo e, leggendo il titolo e la description, gli sembra che possa rispondere alla sua domanda;
  • clicca quindi sul tuo link e apre la pagina;
  • consulta le informazioni al suo interno;
  • abbandona il sito, chiudendolo oppure ritornando ai risultati di ricerca, senza quindi visitare altre pagine.

Il fatto che un utente non abbia interesse a navigare su altre pagine del tuo sito possono essere diverse.

Bisogna quindi chiedersi: perché la gente non si ferma sul tuo sito?

Le possibilità sono essenzialmente due:

  1. ha trovato subito ciò che cercava, e non ha bisogno di altro;
  2. non ha trovato ciò che cercava, e lo va a cercare da qualche altra parte.

Ci potrebbero però anche essere altri motivi. Qui di seguito, intanto, esaminiamo varie strategie che puoi applicare per cercare di abbassare la frequenza di rimbalzo.

Vediamone alcune insieme.

Ne tratteremo sicuramente altre nel nostro gruppo Facebook TUTTO SEO, la community gratuita pensata per chi vuole imparare le migliori strategie di SEO.

Come ridurre la frequenza di rimbalzo in 8 mosse

Analisi del traffico sul sito web per ridurre la frequenza di rimbalzo

Per evitare che un utente abbandoni il tuo sito senza consultare alcuna altra pagina, oltre a quella sulla quale è atterrato, ci sono diverse tecniche.

Scopri quali sono le più efficaci, poi mettile in pratica ed effettua dei test.

Non è possibile garantirti quale di esse funzioni meglio sul tuo sito, i casi possono essere molto diversi.

L’unica cosa che puoi fare è testare, testare, testare!

Comincia ad implementarle una per volta e tieni costantemente sotto controllo i report di Google Analytics che definiscono la frequenza di rimbalzo.

Trovi questi dati in diverse sezioni di Analytics:

  • nel rapporto Pubblico > Panoramica, selezionando il grafico Frequenza di rimbalzo;
  • nel rapporto Acquisizione > Tutto il traffico > Canali alla voce Comportamento della tabella;
  • nel rapporto Acquisizione > Tutto il traffico > Sorgente/Mezzo, sempre nella tabella;
  • nel rapporto Acquisizione > Comportament > Tutte le pagine, nella tabella.

Se con il tempo i dati migliorano, significa che sei sulla buona strada!

Se invece, nonostante i tuoi sforzi, non ottieni i risultati sperati, contattaci e valuteremo insieme una strategia efficace per il tuo caso.

1) Pop-up

C’è chi trova i pop-up terribilmente fastidiosi e chi li considera un ottimo strumento di conversione.

Devi testarli: se un pop-up che appare troppo presto alza la tua frequenza di rimbalzo, prova a ritardarne un po’ la visualizzazione, lasciando che gli utenti visitino prima il sito.

Prova anche a testare diversi tipi di popup:

  • popup che si aprono dopo un certo tempo trascorso sulla pagina;
  • popup mostrati solo quando si raggiunge un certo punto della pagina;
  • popup di exit intent, cioè quando l’utente sposta il mouse verso l’alto, per chiudere la pagina o digitare un altro indirizzo.

2) Anche l’occhio vuole la sua parte

L'importanza del layout per la SEO

Un design ben curato rafforza la percezione positiva del tuo brand, quindi impara a guardare il tuo sito con occhio obiettivo anche dal punto di vista estetico.

Un buon design non ha solamente una funzione estetica, ma ha anche dei vantaggi in termini di conversioni.

Pagine chiare e ordinate ti permetteranno di focalizzare l’attenzione del visitatore nei punti più importanti della pagina, senza distrazioni.

Potrai così invogliare l’utente a visitare altre pagine, mettendo in evidenza pulsanti e call to action.

3) Migliora l’usabilità

Puoi seguire alcune regole di base per ridurre la frequenza di rimbalzo migliorando l’usabilità:

  • non snobbare le convenzioni: l’utente si aspetta di trovare certe cose in un determinato posto, non spiazzarlo;
  • degli spazi vuoti tra un elemento e l’altro sullo schermo rendono più piacevole e più facile la navigazione;
  • assicurati che si capisca al volo chi sei, cosa fai e cosa offri.

Ricorda che un sito facilmente fruibile è fondamentale per permettere agli utenti un’ottima esperienza sulla tua piattaforma.

4) Multimediale, ma non troppo

Contenuti video e audio possono dare grandi risultati, ma anche essere armi a doppio taglio. Usali pure, ma per ridurre la frequenza di rimbalzo devi seguire alcune regole:

  • fai attenzione ai contenuti con auto play, che possono dare all’utente l’impressione di non avere il controllo della navigazione. Effettua dei test sulla bounce rate per valutarne gli effetti;
  • inserisci delle call-to-action che guidino l’utente ai passi successivi;
  • evita contenuti troppo lunghi e inserisci solo quelli davvero interessanti.

Segui con attenzione queste regole e vedrai un ottimo impatto sulla bounce rate del tuo sito.

5) Parola d’ordine: velocità

Velocità sito web


Una ricerca pubblicata da Neil Patel ha evidenziato che gli abbandoni delle pagine crescono in modo esponenziale dopo 3 secondi di caricamento.

Anche il posizionamento su Google è influenzato dalla velocità; ricordalo quando carichi dei contenuti che possono rallentare il tuo sito.

Google Search Console o il tuo programma di analisi possono dirti se la velocità è un problema, aiutandoti a ridurre la frequenza di rimbalzo.

6) Come lo vedi sullo smartphone?

Oggigiorno spendiamo tantissimo tempo sullo smartphone e abbiamo accesso a internet praticamente quasi ovunque.

Non appena siamo in attesa di qualcosa (fila alla cassa del supermercato, alla posta, ecc…) prendiamo il nostro smartphone e spesso navighiamo sul web grazie al mobile.

Fin dall’aprile del 2015, Google premia nei risultati di ricerca i siti che hanno design responsive e ora si è passati al mobile-first index.

Ma che cosa significa?

Con il design responsive ci si riferisce ad accorgimenti grafici, di codice e di funzionalità che permettono al tuo sito di essere flessibile e di adattarsi a varie piattaforme: smartphone, tablet, laptop, desktop, ecc…

In sostanza il tuo sito verrà mostrato in maniera corretta e funzionerà sia sui pc che sui dispositivi mobili, adattandosi alle esigenze degli utenti che usano diversi dispositivi.

Questo è un segnale importantissimo per Google, perché l’indicizzazione avviene proprio in base alla versione mobile del sito e non più in base a quella desktop.

Se usi WordPress, avere un sito che utilizza design responsive è molto semplice: basta utilizzare temi e plugin che utilizzano questo design (ormai la quasi totalità).

Se il tuo sito non è responsive, risolvi subito questo problema. Siamo a tua disposizione per consigli e per offrirti aiuto, visita la nostra sezione Servizi.

7) Stringi stringi, il tuo sito è utile?

Fornire risposte utili agli utenti

Dalla risposta a questa domanda dipende tutto.

Chi visita il tuo sito cerca soluzioni: o riesci a dargliele subito oppure tutti i tuoi sforzi per ridurre la frequenza di rimbalzo saranno vani.

Valuta bene i tuoi contenuti e cerca di percepire fin da subito se sono realmente originali e utili almeno a una parte consistente del tuo traffico.

8) Costruisci una Community

Sviluppa una visione di lungo termine per la gestione del tuo sito: inizia a creare punti di aggregazione utenti che siano vivi e che contribuiscano a creare una Community.

Puoi ottenere questo risultato attraverso due strategie:

  • promuovendo e moderando i commenti sui tuoi articoli;
  • attraverso pagine sui social, forum dedicati, bacheche e così via.

Entrambe le opzioni, soprattutto se non hai budget per il marketing, partiranno lentamente ma poi vedrai che ti aiuteranno a intrattenere i tuoi visitatori e ad acquisirne di altri.

Conclusione

In definitiva, tutto si riassume in questo: comunicare all’istante il valore del tuo sito. Tutti i tuoi sforzi devono concentrarsi su questo obiettivo. Solo così potrai ridurre la frequenza di rimbalzo.

Quali armi utilizzi per vincerla?

Condividi la tua esperienza nella battaglia contro la bounce rate: non vedo l’ora di leggerti.

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Andrea Di Rocco Fondatore di SOS WP™
La mia passione per WordPress mi ha portato negli ultimi 10 anni a voler aiutare sempre più persone a creare blog e siti web in WordPress in completa autonomia. Spero che troverai utili le oltre 700 guide su WordPress e sulla SEO che ho pubblicato su questo blog. Se ne hai voglia ti invito a leggere la mia storia, cliccando sul pulsante qui sotto.
7Commenti
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  1. Immagine avatar per Paola
    Paola

    Mooolto interessante! Grazie della condivisione!
    Buon lavoro e buona giornata,
    Paola

    1. Immagine avatar per Andrea Di Rocco
      Andrea Di Rocco

      Ciao Paola, grazie a te della visita 🙂

  2. Immagine avatar per Enrico
    Enrico

    Ciao Andrea,
    io ho testato che anche un semplice cambio di headline può far raggiungere risultati incredibili.
    Riuscire a catturare l’attenzione con le poche parole iniziali innesca la voglia o meno dei visitatori a continuare con la lettura. E’ certo, però, che il resto del contenuto deve essere altrettanto “efficace”…
    Complimenti per l’articolo!

    1. Immagine avatar per Andrea Di Rocco
      Andrea Di Rocco

      Ciao Enrico,
      sono d’accordo con te.. grazie dei tuoi complimenti ;-)!

  3. Immagine avatar per Francesco Biacca
    Francesco Biacca

    ciao,
    ottimo articolo!

    aggiungo un’ulteriore tips per ottimizzare il bounce rate.

    E’ importante avere le call to actions in posti “furbi”, di modo da far sì che l’utente continui la navigazione sul sito.

    Ad esempio: se sono su un blog e leggo un post, quando giungo alla fine o chiudo il tab e scappo via, oppure magari posso trovare un post correlato che mi consenta di continuare la navigazione

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      Andrea Di Rocco

      Hai ragione Francesco!

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      Andrea Di Rocco

      Yes! un modo molto tattico per studiare quelle posizioni è attraverso CrazyEgg studiando la scrollata media degli utenti. Anche se è piu raccomandabile per le pagine landing, direi che anche sul blog può essere testato molto bene. Grazie del commento e della visita 🙂

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