La visibilità continua, anche in questo 2026 che è appena cominciato, a essere un problema e quindi oggi affrontiamo una questione decisamente spinosa: come non perdere visibilità nella SERP anche se tutto il tuo traffico è finito nei riassunti fatti dalle intelligenze artificiali?
Una domanda che moltissime realtà di qualunque dimensione devono porsi, se hanno riposto parte della propria sopravvivenza proprio nel traffico che si genera dalle visite e dalle ricerche che gli utenti possono fare.
A darci qualche spunto di riflessione sono persone che sono i massimi esperti di questo: John Mueller e Danny Sullivan. In uno dei loro ultimi scambi che sono stati condivisi con gli utenti della rete, Mueller e Sullivan hanno proprio riflettuto su quello che significa essere rilevanti in un momento storico in cui sembra che niente di quello che si è finora prodotto abbia più la minima presa sugli utenti.
Il risultato è che le visite scendono, la monetizzazione crolla e le realtà entrano in crisi. Il rischio è quello, ovviamente, di chiudere perdendo tutto.
I grandi colossi che si trovano online, ma che hanno per esempio una presenza forte nella vita di tutti i giorni (basta pensare ai supermercati, alle catene di abbigliamento e così via) possono sopravvivere perché sono comunque presenti nella quotidianità delle persone.
Ma chi invece si muove solo nell’online, magari offrendo servizi alle imprese, si trova a non raggiungere più i propri clienti.
È un po’ come se improvvisamente la strada su cui è aperto il tuo negozio fosse diventata accidentata e quindi nessuno volesse più venire da te perché c’è un servizio più comodo a domicilio.
Le AI generative all’interno dei browser sono proprio come il delivery, ma senza il guadagno che le pizzerie e i supermercati riescono comunque a fare, perché chi fa la consegna si prende tutto.
E allora?
La domanda che Mueller pone a Sullivan riguarda i creatori di contenuti e quello su cui dovrebbero concentrarsi ora che ci sono le intelligenze artificiali. E la risposta di Sullivan è “al contrario”. Per questo risulta estremamente interessante.

Come non perdere visibilità nella SERP: quello che non devi fare
Con l’esplosione del fenomeno dell’intelligenza artificiale all’interno della ricerca online, la domanda che qualcuno ha cominciato a porsi è se ci sia un modo per stuzzicare gli LLM, in modo tale da diventare fonti privilegiate e, così facendo, quanto meno trovarsi nello spazio in cui ora gli utenti sembrano trovarsi più a loro agio rispetto alla SERP tradizionale.
Come non perdere visibilità nella SERP diventa quindi una domanda che sembra avere una risposta semplice: trovare contenuti che le intelligenze artificiali apprezzano e che possono quindi proporre agli utenti.
Ma in realtà, ed è questo quello su cui vogliamo riflettere insieme, Sullivan sottolinea quello che non si dovrebbe fare, più che quello che si dovrebbe fare: continuare a costruire contenuti generici.
Sullivan li chiama “commodity content“.
Si tratta di quel tipo di contenuto che può stare tranquillamente su qualunque sito web: che sia il tuo o quello della concorrenza non importa.
Se le informazioni che vengono fornite sono generiche e quindi, bene o male, possono essere scambiate da un sito web all’altro, non c’è necessità per gli utenti di fare uno sforzo ulteriore e andare oltre il riassuntino.
Immaginiamo, per esempio, di costruire un contenuto sugli orari delle partite dei prossimi mondiali o, evento più vicino a noi, sulle gare delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina.
Potresti tranquillamente trovare tutte le informazioni online e costruire una tabella comoda e organizzata, ma puoi stare abbastanza sicuro che nessuno verrà a leggerla.
Perché, esattamente come tu hai fatto questa tabella, almeno altri dieci siti sportivi hanno fatto la stessa. L’utente che poi ricerca gli orari della discesa libera si troverà con una AI Overview, per esempio, che gli risponde nella maniera più asciutta e diretta possibile.
Questo è un esempio di commodity content.
Un altro esempio sono quei contenuti che hanno a che fare con la manualità. Sembra paradossale, ma le ricette sono spesso sempre le stesse anche su portali diversi: che senso ha per un utente aprire un sito piuttosto che un altro per sapere come si fa lo strudel?
Sembra un’analisi senza pietà.
Ma, a ben guardare, è più che sufficiente per capire quello che bisogna fare e quindi come non perdere visibilità nella SERP.
La soluzione principale è andare oltre la SERP ed è questo anche il ragionamento che fanno Mueller e Sullivan.
Se le informazioni che vengono date da un sito web possono essere scambiate con le informazioni fornite da altre decine di siti, quello che occorre fare per differenziarsi è usare la propria voce (o magari quella di influencer).
La propria esperienza. Recensioni di prodotti, esperienze dirette, concrete e che entrano immediatamente in risonanza con l’utente.
Sullivan ricorda, per esempio, come le persone siano loro stesse in cerca di contenuti autentici e che quindi gravitino sempre di più, ad esempio, verso video e podcast in cui, oltre alle informazioni, c’è tutto un costrutto e una persona che racconta direttamente, con la propria voce e magari mettendoci la faccia, come si diceva un tempo.
Questo è quello che gli utenti stanno cercando, al di fuori di quello che ora l’intelligenza artificiale offre sotto forma di pillola.
In realtà, a ben guardare, la risposta alla domanda come non perdere visibilità nella SERP continua a essere sempre la stessa:
- devi costruire contenuti che ti rappresentano,
- che attirino le persone verso di te perché offri qualcosa in più rispetto alla concorrenza.
Il problema è che si è aggiunto un ulteriore strato di concorrenza che, ribaltando la prospettiva e guardando la questione dal punto di vista degli utenti, in realtà ha ridotto il rumore di fondo e il tempo perso a navigare su portali che non hanno motivo di essere attraversati ed esplorati.








